Davoud Mdjidian/Alberto Giueppini: Orfeo
Psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza. Corso di aggiornamento per psicologi e pediatri; 7 crediti ECM
Sabato 9 aprile e domenica 10 aprile 2011 – Aula conferenze IPRS – Passeggiata di Ripetta 11, 00186 Roma.
Sono disponibili gli ABSTRACT degli interventi: rivolgersi alla Segreteria di Psicoanalisi Contro – Passeggiata di Ripetta 11 – 00186, Roma – tel. 06 32652401 – www.iprs@iprs.it
La malattia mentale ha suscitato e suscita – da sempre e in tutti – apprensione e disorientamento tanto che assai spesso si preferisce metterla in relazione ad un disturbo organico o definirla come risposta allo “stress”, nell’ipotesi che queste cause siano meglio circoscrivibili ed eliminabili per ripristinare la salute.
Ancor più angosciosi, i “disturbi del comportamento” nei bambini e negli adolescenti rappresentano problemi molto temuti in ambito famigliare e, sempre più, anche in ambito sociale: la pena ed il sentimento di impotenza che essi generano mettono in crisi lo stile di vita e la dinamica delle relazioni affettive. Per sfuggire al logico disorientamento, prima di fare ricorso all’opera dello psicoterapeuta, i genitori si rivolgono ad ogni tipo di specialista in quanto spesso, soprattutto nei bambini, queste malattie sono accompagnate da sintomi psico-fisici quali: nausee, debolezze, perdita di entusiasmi o irrequietezza eccessiva, disturbi alimentari, difficoltà di concentrazione o apparenti difficoltà di memoria.
I sintomi psichici nei bambini esasperano i genitori più dei disturbi organici, e ne scatenano i sensi di colpa per le inevitabili ambivalenze che ogni rapporto umano comporta e per il peso del proprio ruolo sociale definito ed indefinibile ad un tempo.
La feroce accelerazione imposta alla crescita – per i mille motivi sociali, economici e culturali – è forse la causa scatenante dell’esplosivo desiderio di emancipazione nell’adolescente, che viene sospinto in un percorso espressivo molto articolato, nel quale il sostegno genitoriale può risultare insufficiente se viene a mancare l’identificazione in altre figure adulte esterne alla costellazione famigliare: gli stessi motivi sociali, economici e culturali rendono impossibile lo svincolo dalla condizione adolescenziale, prolungandola all’infinito.
Così il groviglio di desideri tipico degli adolescenti può trasformarsi in noia, depressione e rabbia.
Il trattamento psicoterapeutico dell’infanzia e dell’adolescenza si propone di soddisfare la richiesta di aiuto delle famiglie attraverso la riorganizzazione della grammatica del linguaggio affettivo, indispensabile per esprimere i propri desideri e ritrovare il piacere del desiderio.
1. Osservazioni sulle dinamiche famigliari (Giuseppe Inneo, Anna Ferracci)
Le relazioni umane si strutturano secondo schemi quasi interamente codificati all’interno dell’inconscio sociale, che contribuiscono alla formazione della psiche di ogni individuo. Questi schemi esistono già prima del concepimento nei progetti di paternità e maternità e nei modi in cui essi si articolano attraverso i pensieri coscienti e le fantasie inconsapevoli nei confronti del figlio.
Le relazioni e le dinamiche famigliari si sviluppano, quindi, in un contesto le cui dinamiche risultano “quasi” del tutto precostituite e sfuggono in gran parte alla coscienza in quanto replicano altre dinamiche apprese attraverso la comunicazione inconscia durante il processo educativo e nella vita quotidiana.
La pratica della psicoterapia, soprattutto nel trattamento dei disturbi mentali dei bambini e degli adolescenti, non può prescindere dall’uso del fondamentale strumento rappresentato dal disegno preciso delle dinamiche famigliari che il terapeuta deve delineare.
2. Campanelli d’allarme dalla scuola (Pietro De Santis)
Il percorso scolastico negli ultimi decenni è andato sempre più anticipando il punto di partenza.
Se fino agli anni ’60 la maggior parte dei bambini faceva il proprio ingresso nell’ambiente scolastico intorno all’età dei sei anni e se fino alla fine degli anni ’90 l’esordio avveniva intorno ai tre anni, sempre più si va chiedendo l’inserimento precoce dei bambini negli asili nido, a partire dalla fine del primo anno di vita.
Le scuole materne e gli asili nido si sono attrezzati per rispondere alle nuove richieste dotandosi di strumenti adeguati dal punto di vista educativo e da quello psicologico per rispondere sia della cura fisica sia delle prime modalità di socializzazione per bambini piccolissimi, essendo ormai superata l’epoca delle passeggiate quotidiane nei giardini pubblici e dei primi contatti esterni sotto gli occhi di genitori, zii o nonni.
Perciò sempre più spesso le prime avvisaglie dei problemi di comportamento o dei sintomi di disturbo psichico si manifestano normalmente nell’ambito scolastico e non è caso infrequente che i genitori ne prendano coscienza in seguito alla segnalazione degli insegnanti.
Gli asili, le scuole elementari e materne e le scuole medie, si dotano di figure professionali esperte, per chiarire dubbi o verificare l’importanza dei disturbi segnalati nei bambini e negli adolescenti e preparare gli operatori della scuola a gestire i problemi e dialogare con le famiglie su questi temi.
3. Psicoterapia del bambino (Anna Ferracci, Francesco Pezzella)
“Si è tentato di allontanare il problema della malattia mentale infantile parlando di disturbi del carattere, di disadattamento: ma questo non è bastato a spiegare scompensi gravissimi e deliri irreversibili…
… Da una parte mi pare di osservare che la perdita di senso di realtà e la sofferenza siano innegabilmente sintomi patologici che hanno la stessa sostanza in bambini ed adulti; ma d’altra parte non posso negare una specificità della follia infantile, che mi pone interrogativi metodologici, nella teoria e nella prassi terapeutica, quasi irrisolvibili” (Sandro Gindro, La passeggiata in giardino, 1992, Psicoanalisi Contro).
I sintomi del disagio nel bambino si manifestano molto spesso con una espressione organica che raccoglie la totale attenzione dei genitori e dei pediatri a cui essi si rivolgono: asma bronchiale e laringospasmo possono rappresentare l’altro lato della medaglia di una fortissima ansia; coliche, dolori addominali, vomito e disturbi alimentari possono avere correlazione con una forte aggressività; enuresi secondaria e mal di testa possono esprimere un alto grado di insicurezza mentre le malattie della pelle, quali eczemi, alopecia, psoriasi, acne e sudorazione possono rappresentare silenziose manifestazioni di disagio e di rifiuto dei rapporti.
La complessità dei sintomi psico-fisici è anche il risultato delle dinamiche famigliari di cui il terapeuta deve tener conto allo scopo di definire la più valida strategia di cura: compito dei genitori e dei pediatri è quello di sapere valutare, attraverso la lettura di questi ed altri sintomi, la necessità di un lavoro psicologico per garantire ai bambini un’infanzia più serena e ricca di desideri.
4. Noia, depressione e panico nell’adolescente (Arturo Casoni, Pietro De Santis)
I fatti che caratterizzano l’adolescenza sono:
- la “presa di potere” sulla sessualità
- La “perdita di potere” sul piacere del desiderio
Mentre il desiderio d’amore sessuale diviene un diritto in qualche modo riconosciuto, con le conseguenze di piacere e frustrazione che esso comporta, alla responsabilità dell’adolescente non vengono più riconosciute le attenuanti “generiche” dell’infanzia.
Se all’adolescente è riconosciuto il “desiderio di piacere” (il soddisfacimento), allo stesso tempo gli viene negata la possibilità di articolare la sua costellazione di “piacere del desiderio”, ovvero la capacità di coltivare secondo la sua cultura e i suoi tempi il desiderio che è in attesa del soddisfacimento. “Nell’attesa in cui sorge e si distende il desiderio nasce il nostro bisogno di inventarci il tempo. Il tempo misura la durata del desiderio … In questa temporale estensione del desiderio sorge il teatro della cultura … la rappresentazione desiderante si sovrappone al desiderio, non ne è assolutamente in contrasto” (S. Gindro, Eros e Bios, 1979, Psicoanalisi Contro).
L’espediente più di frequentemente accettato come compromesso è la banalizzazione dei desideri, la cu pratica però suscita sfiducia e noia. Se tutto perde valore ed il piacere del desiderio tende a scomparire, il mondo risulta piatto, ridotto alle pure dimensioni oggettuali e privo del contributo del tempo: compaiono allora sintomi quali la noia o forme inedite di depressione. Il ricorso a comportamenti “incomprensibili”, dettati dalla ricerca dell’emozione, può essere interpretato come il tentativo di restituire un diverso spessore all’esistenza, ma in alcuni casi evolve in crisi di panico.